5 dicembre 2011

Ma il braccialetto elettronico non risolverà l’emergenza carceri

Pensavamo che l’infausta esperienza del braccialetto elettronico stesse ormai per essere definitivamente archiviata. Ed ecco invece che il neo Ministro della Giustizia Paola Severino, nel tracciare le linee d’intervento del suo dicastero in occasione dell’audizione disposta davanti alla Commissione giustizia della Camera, ha inaspettatamente rispolverato il congegno – costituito in realtà da una cavigliera – introdotto con scarsissima fortuna nel nostro ordinamento una decina d’anni fa. Ripercorriamone brevemente la storia.

Correva l’anno 2000 quando il Guardasigilli pro tempore Piero Fassino decide, di concerto con il Ministro dell’interno Enzo Bianco, di avviare in via amministrativa la sperimentazione di uno strumento – già in auge negli Stati Uniti e in alcuni Paesi europei – in grado di realizzare un controllo a distanza dei detenuti, sottraendoli al deleterio circuito carcerario e così offrendo un insperato rimedio al cronico sovraffollamento delle patrie galere: una sorta di ‘cella virtuale’, dalle mura invisibili ma perfettamente sorvegliate, almeno sulla carta.

Ne viene così testata l’efficacia in tre aree pilota – Milano, Roma e Napoli – prima di un intervento legislativo che ne introduca l’utilizzazione in maniera stabile. La svolta legislativa, però, arriva subito dopo, con il d.l. 341 del 2000, convertito nella l. 4 del 2001, che detta particolari modalità di controllo delle persone sottoposte agli arresti o alla detenzione domiciliare: nella relazione di accompagnamento si ipotizza l’utilizzo di 400 braccialetti (da noleggiare) nel primo anno di applicazione, e di 3000 apparecchi (da acquistare) a partire dall’anno seguente.

Accadde però che la prima persona sottoposta al controllo a distanza, un trentaquattrenne peruviano condannato a Milano per detenzione e spaccio di stupefacenti, ‘evade’ dalla sua abitazione eludendo la sofisticata tecnologia dello strumento elettronico, senza che la centrale operativa dia l’allarme in tempi utili per bloccarne la fuga. Sono passati solo due mesi dall’entrata in vigore della legge, ma l’imprevisto flop finisce di fatto per congelare l’uso del braccialetto, dato che la società addetta alla gestione del sistema non è in grado di fornire risposte convincenti al problema tecnico evidenziato, legato alla rintracciabilità del segnale emesso dall’apparecchio e ritenuto non facilmente risolvibile.

Sì, perché nel frattempo – e senza attendere lo spirare del previsto periodo di sperimentazione – i due ministeri sopraccitati (Giustizia e Interno) hanno sottoscritto un mega-contratto con la Telecom per la fornitura di 400 braccialetti elettronici e del relativo servizio di controllo, di durata decennale. Costo dell’operazione? 1i milioni di euro annuali, per un totale di 110 milioni di euro.

L’inaffidabilità del congegno ne determina l’accantonamento da parte della magistratura e delle forze dell’ordine, costrette a fare i conti con gli errori del meccanismo di rivelazione che si tradurrebbero in altrettante evasioni riuscite. E così 399 dei 400 braccialetti a disposizione, senza essere mai stati utilizzati, finiscono in un caveau del Ministero dell’Interno, gelosamente custoditi come ben si addice ai gioielli più preziosi… Il loro costo, per le casse dello Stato, è del resto tale da fare impallidire i più affezionati e danarosi clienti di Tiffany  o, se preferite, di Cartier.

La tragicomica vicenda è finita a più riprese sotto i riflettori di Striscia la notizia, l’ultima volta lo scorso settembre quando l’inviato Jimmy Ghione ha chiesto lumi sull’intera vicenda al ministro Maroni che, preso atto dei persistenti problemi tecnici infruttuosamente vagliati dagli uffici del suo dicastero, ha rassicurato tutti sull’imminente ‘pensionamento’ dei braccialetti elettronici, escludendo ogni prosecuzione dell’accordo stipulato con l’azienda italica di telecomunicazioni. Il contratto con la Telecom, infatti, è prossimo alla scadenza, e davvero c’è da augurarsi che il rinnovato interesse per i braccialetti pagati a peso d’oro non preluda a una sua reiterazione, che avrebbe il sapore di una beffa.

L’emergenza carceraria, sempre più drammatica nel nostro Paese, non si risolve con provvedimenti ad effetto la cui efficacia, anche a prescindere dalla funzionalità tecnica dello strumento adottato, è tutta da verificare. Pochi hanno ricordato, in questi giorni, che il ricorso al braccialetto elettronico, secondo la normativa vigente, è comunque subordinato al consenso dell’interessato. (artt. 275-bis co. 2 c.p.p. e 47-ter co. 4-bis ord. penit.).

Ben altro peso avrebbero sul pianeta giustizia riforme strutturali e di ampio respiro, a partire da una seria depenalizzazione – a lungo promessa e mai realizzata – che sfrondi il catalogo sconfinato di reati previsti dal nostro ordinamento, riservando la sanzione penale (e a maggior ragione la pena detentiva) alle sole ipotesi più gravi e rilevanti. Ma il tema non è nell’agenda del Governo, come ha evidenziato il Guardasigilli, poiché considerato non compatibile con i tempi limitati a disposizione che fanno ritenere “fuorvianti” mete più ambiziose quali la riscrittura dei codici penale e di procedura penale.

share save 171 16 Ma il braccialetto elettronico non risolverà lemergenza carceri
Letture: 931 | Commenti: 5 |

5 Commenti a “Ma il braccialetto elettronico non risolverà l’emergenza carceri”

  1. Francesco scrive:

    Sig. Lo Russo,
    Ascolti un attimo pero… prima di parlare di argomenti quali il Braccialetto Elettronico sarebbe quantomeno serio informarsi e non fare solo copia incolla dai giornali o i sensazionalismi di Striscia…
    Sta parlando di un argomento molto complesso per cui il problema non è lo strumento ma le persone che in italia, come dirigenti, se ne sono occupate.
    Guardi fuori dall’orticello Italia e scoprirà che la realtà è ben altra.
    Saluti.

  2. Sergio Lorusso scrive:

    gent.le sig. francesco,
    mi sorge il dubbio, osservando il suo commento,
    che lei non abbia letto con la dovuta attenzione il mio post
    al di là delle sue affermazioni gratuite (e poco rispettose)
    mi sembra che emerga chiaramente dalla lettura del pezzo
    la critica alla gestione approssimativa e particolarmente onerosa della vicenda da parte di chi se ne è occupato a livello istituzionale
    e non allo strumento in sè
    so bene, essendomene occupato fin dall’epoca dell’entrata in vigore della legge, che lo strumento viene correntemente usato negli stati uniti, in francia e in altri paesi europei,
    principalmente per le condanne più lievi
    resta il fatto che dopo il clamoroso insuccesso in italia, per il quale sono state evidenziate oggettive difficoltà tecniche, occorrerebbe che i ministeri interessati dessero conto di quanto è accaduto realmente prima di riproporne l’utilizzo con i costi relativi,
    specie in tempi di ristrettezze economiche,
    altrimenti è lecito guardare con circospezione il fatto che sia stato rispolverato proprio alla vigilia della scadenza del contratto
    peraltro, trattandosi di strumento destinato ad operare
    nell’area tradizionalmente riservata alla detenzione domiciliare,
    resto convinto che non possa essere considerato la priorità
    per risolvere la drammatica situazione carceraria,
    questa sì questione particolarmente complessa
    ma di fatto ignorata dalle istituzioni

  3. giorgio scrive:

    Buongiorno Prof.Sergio Lorusso.Lei ha solo evidenziato la punta dello sciupio italiano, sono le solite cose fatte con approsimazione e senza cautele al fine di attendere ad un ottimo risultato nei ternimi economici e di sicurezza.Comunque nella variegata c.d. GIUSTIZIA si possono annoverare una massiccia perdita di danaro pubblico. E’ del tutto evidente come le altre cose che succedono in Italia che lo Stato viene continuamente mangiato da personaggi loschi che si avvicendano nella vita politica italiana. La verità è che il nostro Ministero della Giustizia non ha dei professionisti che si potrebbero occupare della logista,dell’informatica,della domotica,dell’edilizia sono aspetti fondamentali per avere un servizio migliore per i cittadini. Lei nel suo articolo non considera per nulla che le persone attinte da ordine di custodia sono cambiate, infatti la maggior parte dei cittadini disonesti risultano legati sempre e più frequentemente ai clan mafiosi.Ma è possibile che nessuno avverta questo cambiamento radicale all’interno della società italiana? L’aggressione portata avanti da questi cittadini mafiosi all’indirizzo della società italiana come verrebbe contrastata, con quali mezzi,con quali uomini,con quale addestramento,con quali misure?
    I fatti dicono che l’attività criminale è cambiata, anche grazie a Leggi fasulle, sicuramente delle leggi scritte in modo adeguato e criteri giusti porrebbero tanti cittadini in condizioni di non prevaricare sugli altri. Le chiedo possibile scrivere delle Leggi anti corruzione per evitare i continui vessamenti che i cittadini italiani devono affrontare? E comunque si evitrebbe la carcerazione degli amministratori? Insomma si potrebbero avere delle regole che evitano la detenzione in carcere?

  4. Archimede Palazzo scrive:

    Egregio Professore,
    la questione da Lei sollevata, mi dà lo spunto ad alcune riflessioni:
    1) perché lo Stato non ha citato ai danni la ditta fornitrice dei braccialetti?
    2) il ricorso, troppo spesso abusato, alla carcerazione preventiva da parte della magistratura, perché non viene regolamentato?
    3) la legge svuota carceri perché è stata applicata in maniera restrittiva?
    4) i vari giudici di sorveglianza perché concedono con il contagocce le varie misure alternative?
    I braccialetti elettronici potrebbero risolvere appieno il problema del sovraffollamento delle carceri, non c’è detenuto che voglia restare in carcere. I detenuti in attesa di giudizio nelle carceri Italiane sono circa 47.000. Tali detenuti potevano stare a casa muniti di braccialetto. Nelle carceri italiane c’è un sovraffollamento del 46,5% ( fonte DAP).
    La carcerazione preventiva è diventata una moda: gli ingressi dalla libertà negli istituti penitenziari distinti per la permanenza in carcere è la seguente: fino a 7 giorni di carcere 23.028 detenuti; tra 8 e 30 giorni 5.816; tra un mese e 6 mesi 9.829; superiore a 6 mesi 45.988. ( fonte DAP riferito all’anno 2010). Nel primo semestre 2011 poco meno di 10mila detenuti sono usciti dopo tre giorni.
    Forse non tutti sanno quello che costa allo Stato, cioè a noi tutti, far entrare e uscire un detenuto. Foto segnaletiche ed impronte all’entrata e all’uscita. Vitto e alloggio, lenzuola e coperte, beni di prima necessità- spazzolino mono uso, dentifricio, shampoo, carta igienica, posate, piatti etc.. Il tutto per uno o due giorni! Se questa gente stesse a casa propria con un bracciale antievasione non ci sarebbero tutte quelle spese e non ci sarebbero sovraffollamenti.
    Infine, la legge Gozzini prevede una serie di misure alternative, qualcuno si è mai chiesto il perché vengono, spesso e volentieri disattese? qualcuno dal Ministero a mai aperto una indagine per capirne i motivi? ma il sovraffollamento delle carceri interessa veramente a qualcuno?
    Credo proprio di no.
    Nel sud dell’Italia le misure alternative sono come le mosche bianche, le leggi hanno talmente tanti cavilli che il magistrato di sorveglianza può negarle a tutti.
    L’emergenza carceri passa dalla sensibilità del singolo tribunale.
    “Ogni anno 40mila persone passano in cella meno di sei mesi: è il fenomeno della porta girevole, una delle cause maggiori del sovraffollamento” (fonte: rivista dell’amministrazione penitenziaria, n°10 ottobre 2011).
    Come dice Lei, bisognerebbe affrontare in modo serio la questione. Mi auguro che il nuovo ministro della giustizia metta mano alle riforme e vieti in modo tassativo, per alcuni reati, il ricorso alla carcerazione preventiva.
    Basterebbe già questo piccolo passo ad evitare il problema del sovraffollamento delle carceri.
    Grazie

  5. DANILO scrive:

    vi auguro un buon natale e per usare una frase famosa del grande Toto’ “CHI DI SPERANZA CAMPA DISPERATO MUORE” tranne per chi ha fede nella giustizia di DIO.

Scrivi il tuo commento!

Postilla è promossa da: IpsoaIl FiscoCedamUtetIndicitalia